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La Oche 'e Notte

Tenores e Gruppi Folk
 

In tutte i paesi in cui si pratica il canto, la forma più diffusa e importante è sicuramente   la  oghe 'e Notte:  la classica serenata d'amore. Fino alla fine degli anni cinquanta era consuetudine andare a contonare (cantare nei rioni) ovvero fare le serenate alle ragazze proprio sotto la finestra della loro camera. Le donne potevano apprezzare questo omaggio aprendo la porta di casa e offrendo ai cantori, talvolta alticci, un buon bicchiere di vino, talvolta invece il tutto si poteva concludere in maniera meno accettabile. Oggi non si va più a contonare ed è difficile che una pur splendida esecuzione del canto fuori dal suo contesto originale ne riproduca il fascino e la suggestione antichissimi. Oltre al tema dell'amore si cantano anche problematiche etiche, religiose e sociali in genere, sempre su versi endecasillabi. L’interpretazione del nome Oche ‘e notte è controversa ma secondo alcuni sarebbe indubbiamente riferito alla pratica della serenata ed alla sua ambientazione notturna. Infatti, il termine Oche ‘e notte potrebbe essere tradotto in “voce di notte”, quindi canto notturno. E’ però importante precisare che questo tipo di canto non è esclusivamente riferibile alla pratica della serenata ma è il canto principe del repertorio profano di canto a tenore, quello più importante ed impegnativo, sia dal punto di vista tecnico che espressivo. Oltre alle già citate tematiche amorose, esso tratta testi di argomento vario, sociale, pastorale, religioso purché serio. La metrica del canto non a caso è l’endecasillabo, che per sua duttilità è il verso prediletto e più utilizzato dai poeti e dagli improvvisatori. Tra le forme preferite c’è il Sonetto, strutturato in 14 versi endecasillabi suddivisi in due quartine di norma a rima alternata e due terzine a rima varia; e l’Ottava, composta da otto versi endecasillabi in rima varia. La forma a Muttos in versi settenari, in passato di gran lunga più diffusa nella poesia estemporanea, è invece gradualmente stata soppiantata dalle suddette forme. Nel canto a Oche ‘e Notte e in tutti gli altri, è sempre la voce solista (oche) ad iniziare, scegliendo liberamente ma sapientemente l’altezza ed il tempo a cui gli altri dovranno conformarsi.  All'intonazione a ritmo libero e rubato di due o più versi, detta Isterrita, si innesta il coro che realizza una prima serie di nove corfos (colpi) cadenzati dal bassu e dalla contra, e corrispondenti alle accentazioni metriche del testo cantato dalla oche. Sui corfos, si realizzano le giratas della mesu oche, florilegi e virtuosismi vocali con funzione dinamica. Concluso il primo ciclo di corfos, la oche può decidere se iniziarne subito un altro oppure riproporre la formula iniziale. Gli stessi versi potevano poi essere ripresi o giratos (girati, variati) nel canto a Oche ‘e Ballu o Ballu Seriu, un altro modulo musicale di destinazione coreutica ma sempre basato su versi endecasillabi, e caratterizzato da una costante periodicità dei corfos e dalla continua sovrapposizione di voce solista e “coro” in un continuo vortice ritmico. Questa è in estrema sintesi la struttura del canto a Oche ‘e notte che permette un ampio sviluppo musicale basato sull’utilizzo anche di pochi versi poetici.

Omar Bandinu

 
KIRKA
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