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Chiesa San Giorgio Martire

 

La chiesa di San Giorgio detiene il titolo di pievania. Nel Medio Evo, fu circoscrizione diocesana: Gorofai, Dure e Onani facevano capo al rettore di Bitti. Risale all'anno 1410 la nuova parrocchiale, per cui venne abbandonata la vecchia, dedicata a San Pietro di Sirtis, Santu Pretu 'e Su Muscreddu. La nuova chiesa fu dedicata a San Giorgio Martire, in omaggio ai nuovi dominatori: gli Aragonesi che avevano come protettore il Santo cavaliere. Fu pievano, in quel periodo, Bartolomeo Pala, bittese. Un atto dell'archivio capitolare di Cagliari del 28 luglio 1439 fa cenno a questo pievano. Dopo 456 anni, cioè nel 1866, la parrocchia venne ricostruita in stile tardo-neoclassico su progetto dell'ingegner Galfrè; nella seconda metà del 1900 è stata completamente trasformata, e male: infatti non conserva quasi nulla dell'aspetto che aveva nei secoli passati. Unica superstite la pila d'acqua santa di marmo bianco datata 1600, posta all'ingresso, in pessimo stato di conservazione.La facciata della chiesa si presentava con un timpano fortemente pronunciato, corrispondente alla navata centrale, e che recava alla sommità una croce granitica e, in sostituzione degli acroteri, due angeli marmorei , che si trovano attualmente nelle due nicchie della chiesa della s.s. Trinità (rurale), nel cui interno è sistemato pure il vecchio altare di San Giorgio (1600), a preziosi marmi policromi, mentre nello spazio antistante la stessa chiesa sono buttati alla rinfusa i rocchi delle colonne della vecchia parrocchia. Il portone centrale ligneo, sovrastato da una mezzaluna con vetri policromi, era incastonato tra due colonne doriche di granito che presentavano poca entasi (rigonfiamento) e davano alla facciata un piacevole effetto di luci ed ombre. Queste colonne composte, insieme alla prospettiva aerea del timpano e allo slancio della torre campanaria, creavano un aspetto maestoso e solenne, sovrastante su tutto il paese. La torre campanaria, alta circa 47 m, è intatta e porta sulla cuspide una croce di ferro battuto di buona fattura artigianale locale. Dell'antico portone ligneo, conservato presso la collezione della parrocchia, è rimasto un bel frammento scolpito a mano, ove è rappresentato San Giorgio nell'atto di uccidere il drago. La volta, decorata ad affresco dal pittore sardo Caboni, è stata distrutta nel 1970. Nella cappella, prima "in cornu evangeli", era esposto il quadro della Madonna della Salute (olio del Marghinotti, pittore aulico di Casa Savoia). Per fare quest'opera (ora alla collezione parrocchiale), pare che si sia ispirato al fascino della donna barbaricina, da cui ha tratto ricche e calde tonalità. Nel retro di quella tela è leggibile la dedica che il maestro scrisse in omaggio al suo allievo Caboni in procinto di partire per Bitti per affrescare la volta della parrocchia e l'abside (dove un certo figuro ha inserito un'opera musiva discutibile). A cura del pievano Respanu, ai primi del 1900, il campanile fu sopraelevato di lO m e fu fornito di un concerto di campane conuna spesa complessiva di 400 mila lireo. Sono degne di elencazione due antiche tele di scuola catalana del 1700 e un crocifisso ligneo dello scultore sardo Spano, di notevole pregio artistico e realizzato su committenza del teologo Farina di Bitti. Il teologo Fanari di Cagliari, che fu pievano a Bitti nel 1772-1779, lasciava in testamento la propria argenteria alla parrocchia, compresa "una croce astile processionale" di raro valore (conservata nella raccolta parrocchiale). Di particolare interesse sono i due "bassorilievi marmorei", già nell'altare della cappella di Santu Sabustianu, di influsso pisano, realizzati in marmo levigato e con delle tarsie policrome. Appartengono all'esigua serie di sculture dell'arte romanica in Sardegna nei secoli XII e XlII. Vi sono rappresentati il Cristo risorto al centro, e ai lati San Sebastiano e due angeli, e ancora il Papa Onorio III ostentante la bolla "Solet Annuere" nel confermare la Regola di San Francesco. Ancora, proveniente dalla vecchia parrocchia di Santu Pretu 'e Su Muscreddu, si conserva una pila d'acqua santa, in marmo bianco, di fattura pisana e recante l'iscrizione incompleta: "mense julio, anno MCCV .. " (mese di luglio, anno 1205). Come riporta il canonico Sale, la parrocchia venne eretta "ab imis fundamentis", così dalla iscrizione dettata da monsignor Zunnui Casula al pievano Marras; e da analoghe epigrafi si desume che a spese loro i fedeli la fornirono di pavimento, altare, pulpito e balaustra in marmo (opera del cav. Sartorio). Questo risulta da una lapide dettata da monsignor Luca Canepa e tradotta dal latino dal professor Congiu Lostia: "Iusta bittensium vota".

 

Tutte le notizie sulle chiese di Bitti sono tratte dal libro
XXXV Crejas  di Giulio Albergoni
SOTER EDITRICE 2002

 
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